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zia Lizzò ~ la leonessa sul comò [userpic]
[Oneshot] The Astronaut Cat
by zia Lizzò ~ la leonessa sul comò (lisachanoando)
at September 18th, 2011 (12:19 pm)
current song: Hard-Fi - Move On Now | Powered by Last.fm

Titolo: The Astronaut Cat
Autrice: lisachanoando (lizonair)
Beta: melting_lullaby
Capitolo: 1/1
Wordcount: 1592
Personaggi/Pairing: Fler/Chakuza, Bushido, l'orribile gatto del Chaku.
Generi: Comico.
Rating: PG.
Avvertimenti: Slash, Crack.
Riassunto: Alle prese col gatto più brutto del mondo. Or is it?
Note: (Yes, it is.)

THE ASTRONAUT CAT

- È brutto da fare schifo.
Fler inclina la testa di trenta gradi, e Chakuza lo imita, cercando di seguire il movimento per guardare il gatto dalla sua stessa prospettiva. A lui non sembra tanto male, quindi magari la prospettiva di Fler è differente. Chakuza è un bravo fidanzato, gli interessano le prospettive differenti dalle quali il suo uomo può osservare gatti randagi piombati all’improvviso nel mezzo degli uffici della Beatlefield. Magari è un problema di statura? Forse Fler lo vede in maniera differente perché è più alto? Chakuza si solleva sulle ginocchia, tendendosi tutto in modo da cercare di raggiungere più o meno la stessa altezza di Fler seduto per terra con le gambe incrociate al suo fianco.
Niente, il gatto continua a non sembrargli niente di così orrendo.
- Non è malvagio. – commenta quindi, scrollando le spalle.
Fler si volta a guardarlo con lentezza innaturale, una smorfia sconvolta a deformare la linea generalmente così regolare e piacevole delle labbra.
- Chaku, è privo di peli. – comincia ad enumerare, - Ha solo un set di baffi ed è pieno di bitorzoli. E poi è tutto storto, e ha la faccia cattiva! Guarda qua come ci fissa. – conclude, indicando con un cenno del capo il micio, che in effetti li sta guardando entrambi come se l’idea di dover condividere dello spazio con loro lo disgustasse profondamente. Chakuza non capisce perché anche il gatto sia così preso male. Gli ha messo per terra una tovaglietta allegra e colorata, ha riempito una ciotola d’acqua ed è corso a comprare i croccantini per nutrirlo, e quello li ha appena degnati di un mezzo sguardo disinteressato. Dovrebbe essere affamato da morire, e invece eccolo lì che li guarda in cagnesco, come se poi fosse possibile per un gatto guardare in cagnesco chicchessia.
- Forse lo disturba il fatto che continui a fissarlo. – ipotizza.
- Smetterei, se non fosse così tremendamente brutto. Ma non riesco, è ipnotico. La sua bruttezza mi sconcerta. – risponde Fler, annuendo compitamente. Chakuza aggrotta le sopracciglia, perché adesso si sta proprio esagerando.
- Non è così brutto. – insiste, incrociando le braccia sul petto e sciogliendole quando la loro lunghezza insufficiente comincia a rendere la posa ridicola, - Ha un suo perché.
- E quale sarebbe? – domanda Fler, - No, aspetta, - lo interrompe appena lo vede aprire la bocca, - non voglio saperlo. Ma rimettilo in strada! – dice quindi, puntando un dito contro la finestra dalla quale il gatto è entrato un’oretta fa, e che è ancora aperta, in attesa di chissà cosa.
- Che? Ma perché? – sbotta Chakuza, avvicinandosi al gatto con tutte le intenzioni di stringerlo fra le braccia con fare paterno e protettivo. Il gatto, comunque, glielo impedisce, soffiandogli contro e rintanandosi in un angolo.
- Perché è evidente che neanche lui vuole essere qui. – spiega Fler, - Probabilmente si è perso. Veniva giù dal suo pianeta abitato solo da gatti orrendi come lui, ed è scivolato attraverso la tua finestra, schiantandosi al suolo. E tu, invece di lasciarlo pietosamente morire e poi buttare il suo cadavere nell’immondizia, hai dovuto per forza prendertene cura, anche se lui palesemente ti odia e vorrebbe trovarsi il più possibile lontano da te.
- Ok, prima di tutto, il gatto non mi odia. – sbotta Chakuza, offeso, aggrottando le sopracciglia, - Secondo poi, non era né morto né moribondo, quando è entrato dalla finestra, e non si è schiantato, è saltato come fanno tutti i gatti, atterrando sulle zampe. E terzo, non esiste nessun pianeta abitato solo da gatti orrendi, da nessuna parte nel cosmo.
- Il fatto che ti abbia sentito il bisogno di precisare prima tutto il resto e solo alla fine questo la dice lunga sul tuo conto, Chaku. – sospira Fler, scuotendo il capo e pinzandosi la radice del naso. – Comunque, non importa. Oltre ad essere brutto come la morte, è sicuramente anche ammalato, quindi buttalo fuori.
- Lo porterò dal veterinario. – scrolla le spalle lui, e mentre Fler esala un sospiro sconfitto torna a voltarsi verso la bestiola, ancora rintanata nell’angolo. – Coraggio, gatto, mangia. – lo invita, indicando la ciotola ancora piena di croccantini.
- Magari non ha fame. – ipotizza Fler. Chakuza si volta a guardarlo facendo tanto d’occhi.
- Ma è un randagio! – esclama, - Tutti i randagi hanno fame.
- Allora forse non è un randagio. – scrolla le spalle Fler, - Magari c’è una vecchia pazza che vive da sola nella sua casa-gattile, circondata da gatti orrendi come questo, tutti naturalmente provenienti dallo stesso pianeta abitato solo da gatti orrendi, che adesso va in giro per le strade di Berlino, roteando la propria borsetta consunta, piangendo e sputando per terra, stringendosi nel suo cappotto tarmato e unto, cercando il suo favorito perduto.
- Fler, ti stai lasciando trascinare un po’. – lo avvisa Chakuza, e Fler sbuffa, disinteressato.
- Sto solo cercando di dare un po’ di fascino alla sua figura. Almeno, con una storia interessante la sua esistenza avrebbe un perché. Così è solo un gatto alieno orribile e puzzolente.
- Ma la vuoi piantare con questa storia del pianeta alieno abitato solo da gatti orrendi?! – sbotta Chakuza, sul punto di perdere la pazienza, - E poi ti ho già detto che non è così orribile! Abbi un po’ di rispetto per le sue sfortune, non tutti nasciamo biondi, alti due metri e con gli occhi azzurri.
- È vero, alcuni di noi nascono pelati, alti un metro e venti e con le braccia corte. – ammette Fler, annuendo compitamente, - Ora capisco per quale motivo vuoi tenerlo con te: ti ci rivedi.
- D’accordo, hai passato il limite. – borbotta Chakuza, e sta quasi per saltargli addosso e prenderlo a legnate come un bravo fidanzato sempre dovrebbe fare nei confronti della propria fidanzata quando finisce per parlare a vanvera troppo a lungo, quando all’improvviso la porta si apre e Bushido fa irruzione all’interno degli uffici della Beatlefield come se ne possedesse le chiavi, cosa peraltro non del tutto impossibile, dal momento che i soldi per la caparra dell’acquisto dell’edificio li ha avanzati lui, e Chakuza ancora paga interessi al suo commercialista, al riguardo.
- Ah, siete qui entrambi, bene. – commenta l’uomo, annuendo, - Dite un po’, avete mica visto un… Gatto! – strilla quindi, gli occhi che si riempiono di gioia e affetto nell’individuare la figura dell’orribile randagio rannicchiato in un angolo, - Eccoti qui. – dice con bonaria pazienza, allargando le braccia in un gesto di ecumenico amore talmente grande e pio da far quasi venire voglia a Chakuza e Fler di lanciarsi contro di lui per un abbraccio. Fortunatamente, riescono a mantenere abbastanza compostezza da non cedere al malsano impulso. Cosa che invece il randagio si lascia liberissimo di fare, srotolandosi e scattando come una molla per saltare fra le braccia dell’uomo, appollaiandosi poi sulla di lui testa. – Grazie per averlo trovato, l’ho perso poco fa e non riuscivo a capire dove fosse andato a cacciarsi.
- Cioè, questo gatto è tuo? – borbotta Fler, gli occhi spalancati, indicando l’animale acciambellato e ronfante sulla testa del suo migliore amico.
- Sì. Be’, temporaneamente. L’ho trovato per strada. – annuisce lui, - Sapete bene quanto mi stia a cuore la sorte degli sfortunati che posso salvare dai loro miseri destini. È quello che è successo anche con voi, d’altronde.
Chakuza aggrotta le sopracciglia, offeso da ciò che le parole di Bushido implicano.
- Potresti cortesemente non venire qui in casa mia a fingere di avermi salvato da una vita di stenti solo perché dieci anni fa ho avuto la malaugurata idea di inseguirti e farti ascoltare un sample dopo un concerto? – domanda. Bushido ridacchia, totalmente disinteressato alla protesta.
- Aspetta, aspetta… - riprende Fler, grattandosi la nuca, - Cosa vorrebbe dire che è tuo “temporaneamente”? – chiede, - Lo hai preso con te per nutrirlo e insegnargli a dormire sulla tua testa, e poi lo rimetti per strada? Voglio dire, non sarebbe la prima volta che lasci a piedi qualcuno dopo avergli insegnato a venerarti come un Dio… - aggiunge tagliente, - Ma speravo almeno che con gli animali innocenti, per quanto spaventosamente brutti, tu potessi mostrare un po’ di cuore.
Bushido sorride misterioso, stringendosi nelle spalle.
- Questo è un segreto. – cinguetta, prima di voltare loro le spalle. – A presto!
I due lo osservano abbandonare la stanza, allontanandosi per i corridoi degli studi fischiettando piacevolmente. Stanno ancora guardandosi negli occhi con fare stupito quando un boato assordante li costringe quasi a rotolare per terra.
- Ma cosa cazzo…? – biascica Chakuza, guardandosi intorno spaesato. Fler scuote il capo e lancia un’occhiata alla finestra ancora aperta. Il suo volto si cristallizza in un’espressione colma di sconcerto.
- …Chaku… - annuncia, indicando fuori con una mano tremula. Chakuza si alza in piedi e gli si sistema accanto, osservando un palese disco voltante che si allontana a velocità sostenuta attraverso i cieli di Berlino, lasciandosi dietro una simpatica scia di nuvolette bianche. - …questo è troppo demenziale perfino per noi. Non può stare accadendo davvero.
La porta dell’ufficio si riapre pochi istanti dopo, e Bushido appare sulla soglia. Il gatto non c’è più. Naturalmente.
- Oh, eccovi qui. – dice l’uomo, sorridendo cordiale, - Vi va una birra?
Chakuza e Fler si guardano e poi lanciano a Bushido un’occhiata incerta.
- Bu… - prova timidamente Fler, - Che fine ha fatto il gatto?
L’uomo sbatte le palpebre un paio di volte, incerto.
- Quale gatto? – domanda. Chakuza e Fler deglutiscono.
- Lascia perdere. – conclude Chakuza, scuotendo il capo, e poi sospira. – Direi che una birra ci sta tutta.
Fler non commenta, ma non può fare altro che essere d’accordo.