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zia Lizzò ~ la leonessa sul comò [userpic]
[Fanfiction] You Oughta Know
by zia Lizzò ~ la leonessa sul comò (lisachanoando)
at October 10th, 2011 (02:05 pm)
current song: Tribalistas - Já Sei Namorar | Powered by Last.fm

Titolo: You Oughta Know
Autrice: lisachanoando (lizonair)
Beta: melting_lullaby
Capitolo: 1/1
Wordcount: 2975
Personaggi/Pairing: Fler/Chakuza, Fler/OMC.
Generi: Introspettivo, Commedia, Romantico, Malinconico.
Rating: PG-13.
Avvertimenti: Slash, Angst, OC.
Riassunto: "Allora dimmi, l’hai trovato che era già così oppure gli hai fatto rasare i capelli e gli hai spezzato le gambe asportandogliene un pezzo e cambiandogli anche lo stato di nascita solo perché mi assomigliasse di più? O forse sei andato fino in Austria a chiedere a mia madre lo stampo in gesso per fartene scolpire uno il più somigliante possibile?"
Note: La follia di questa storia. *cough* Niente, in realtà in questo periodo sono presa bene con le storie che finiscono. Proprio con la gente che si lascia. Non so cosa ciò dica del mio io attuale, né mi interessa saperlo, ma sta di fatto che solo ieri ho scritto di due break-up, peraltro entrambi con gli stessi personaggi protagonisti X'DDD Solo che questo posso postarlo, l'altro è avvenuto in una roba che sto scrivendo per il bigbangitalia, quindi me lo tengo nel cassetto.
Comunque! Sta di fatto. Non pensavo che questa storia avrebbe parlato di questo argomento, in realtà, tant'è che all'inizio sembrava più propensa ad essere una vaccata con happy ending, ma poi non so bene come essa ha deciso che doveva sterzare bruscamente (con un'inversione a U) (in una strada a senso unico) (schiantandosi contro un camion di surgelati Brancagel) verso la tristezza/malinconia, e chi ero io per impedirglielo? Come dite? L'autrice? Ah! Non avete idea di quanto poco ciò possa contare. *sigh*

YOU OUGHTA KNOW

You seem very well, things look peaceful
I'm not quite as well, I thought you should know
It was a slap in the face how quickly I was replaced
Are you thinking of me when you fuck

Questa cosa è così platealmente stupida che Chakuza quasi non riesce a credere di esserci finite in mezzo per davvero. Guarda Fler, che gli ricambia la stessa occhiata bovina e francamente ebete, e poi entrambi si voltano a guardare l’austriaco pelato seminudo alto un metro e cinquanta che, issato sulla scala, sta smontando le tende del salotto, e tutto ciò che Chakuza riesce a dire – perché sa di dover dire qualcosa, non perché gli vada effettivamente di farlo – è uno sconcertato “ma fai sul serio?” che Fler liquida con uno sbuffo infastidito e una scrollata di spalle.
- Avrei preferito che tornassi a casa dopo. – risponde, guardando altrove, mentre il suo nuovo fidanzato uguale e identico a Chakuza continua a smontare tende come non ci fosse un domani, - Avevo anche chiesto a Bushido i tuoi orari, per essere sicuro di non trovarti qui. Hai fatto in fretta, niente a che vedere con quando stavamo insieme e tornavi a casa alle tre del mattino, impegnato a scopare come un coniglio con qualsiasi cosa avesse un paio di tette e fosse vagamente viva nel raggio di chilometri.
- Oh Dio santo. – esala Chakuza, passandosi una mano sulla fronte, - Hai appena aperto bocca e stai già vomitando tante di quelle stronzate che non sono sicuro neanche di ricordarmele tutte! Tanto per cominciare, cosa vuoi che ne sappia Bushido dei miei orari? A stento ci sentiamo più, ormai! E secondo poi, si può sapere cosa ci fai qui?
- Dovevo recuperare le mie cose. – risponde Fler con naturalezza. Chakuza indica le tende alle quali il nano austriaco si appende e dondola dopo aver rischiato di scivolare giù dalla scala.
- Quelle contano come cose tue? – domanda, - Le tende del mio salotto?
- Il salotto potrà anche appartenerti, - ribatte Fler, infastidito, - ma le tende non solo le ho scelte io personalmente, ma le ho anche comprate coi miei soldi. Ciò significa che sono mie ed ho tutto il diritto di portarle via con me.
- E dovevi per forza portarti il tuo nuovo ragazzo, per smontarle?! – insiste Chakuza, mentre il suddetto nuovo ragazzo riesce con fatica a completare la rimozione della prima tenda e poi si ferma in contemplazione della seconda, cercando di studiare una strategia adatta per poter prelevare anche lei senza dover scendere fino a terra per spostare la scala in una posizione più comoda. – Peraltro! – coglie la palla al balzo l’uomo, - Devo dire che sei stato veloce a trovare un rimpiazzo, neanche una settimana e già te lo sei preso in casa. Quasi mi viene da pensare che magari ce l’avevi già prima di lasciarci e lo tenevi nascosto da qualche parte per ogni evenienza.
Fler spalanca gli occhi, oltraggiato.
- Non provarci nemmeno! – strilla, - Non provarci nemmeno, Chakuza! Sei tu lo stronzo che non è stato in grado di tenere a posto l’uccello, che non ti venga neanche in mente di pensare alla possibilità di insinuare che anche io ti tradissi, perché sai esattamente che non è così!
- Va bene, va bene! – strilla a sua volta lui, agitando le braccia in aria, - Allora dimmi, l’hai trovato che era già così oppure gli hai fatto rasare i capelli e gli hai spezzato le gambe asportandogliene un pezzo e cambiandogli anche lo stato di nascita solo perché mi assomigliasse di più? O forse sei andato fino in Austria a chiedere a mia madre lo stampo in gesso per fartene scolpire uno il più somigliante possibile?
- Non ho idea di cosa tu stia parlando! – borbotta Fler, arrossendo vistosamente. Il solo vederlo così ostinato nel negare un qualcosa di tanto palese fa andare Chakuza su tutte le furie.
- Oh, andiamo! – sbotta, allargando le braccia in segno di insofferenza mentre il fidanzato di Fler decide di afferrare la tenda ed utilizzarla come una liana per saltare dall’altra parte della scala e potere quindi maneggiarla con più facilità, - È identico a me, senza possibilità di scampo! Sarebbe quasi inquietante se… no, guarda, togli il quasi: è inquietante.
- Chakuza, vuoi magari per un attimo provare ad immaginare possibilità alternative rispetto a quelle che il tuo cervello sembra unicamente capace di considerare? – sbuffa Fler, incrociando le braccia sul petto, - Sai, non sempre il mondo intero delle persone deve girare attorno alla tua persona, come tu sembri assurdamente convinto!
- Fler, ma piantala! – lo rimbrotta lui, esasperato, - Se non fosse fatto apposta, mi spieghi per quale motivo dovresti venire qui in casa mia a sfoggiarlo con tanta sfacciataggine?
- Sfoggiarlo?! – esclama Fler, sconvolto, - Sfoggiarlo, Chakuza?! Ma chi sta sfoggiando cosa! Ma chi se ne frega di te! Mi serviva solo un aiuto per smontare le tende!
- Fler, è alto un metro e venti! – insiste Chakuza, gesticolando così furiosamente da colpire inavvertitamente il berretto che porta sulla testa, lanciandolo lontano, - Cosa te ne fai di un nano per smontare una tenda?! Ma ti rendi conto delle assurde follie che dici?!
- Non sto dicendo nessuna follia! – insiste Fler, aggrottando le sopracciglia, - Le scale servono a questo, no? A consentire alla gente diversamente alta come Klaus di—
- Klaus?! – strilla Chakuza, guardandolo con tanto d’occhi, mentre appunto Klaus, sentendosi chiamato in causa, si volta a guardarli e, nel movimento, riesce ad annodarsi la tenda attorno al collo, rischiando di impiccarsi, - Si chiama Klaus?! Ma io non ho parole, ma un nome più idiota poteva averlo?!
- Tu ti chiami Peter, non hai alcun diritto di sindacare sull’intelligenza o sull’idiozia dei nomi altrui. – taglia corto Fler con uno sbuffo inacidito, - In ogni caso, rassegnati alla realtà dei fatti: non avevo alcuna intenzione di farmi vedere da te col mio nuovo ragazzo, non pensavo neanche che saresti stato qui, e sai perché? Perché di te non me ne frega niente, ed anche se me ne fregasse qualcosa sarebbe solo nell’ottica di provare a fare tutto il possibile per evitarti accuratamente, perché la tua sola vista mi dà la nausea! Ecco.
Chakuza rimane immobile e silenzioso per un paio di secondi, fissando Fler come se non riuscisse a credere a quanto ha appena sentito, cosa che in effetti rispecchia esattamente la realtà. Nel frattempo, Klaus riesce a disincagliarsi dalla trappola mortale delle tende rampicanti assassine che Fler ha palesemente comprato e installato in casa di Chakuza proprio in previsione del fatto che prima o poi si sarebbero lasciati, appositamente per fargli dispetto, ed esala uno “sto bene! sto bene!” del quale nessuno prende nota.
- Tu sei ridicolo. – si rassegna finalmente ad esalare Chakuza, puntando un dito accusatorio a due centimetri dal naso di Fler, - Tu sei ridicolo e io non posso credere che tu mi stia davvero trattando come se non fosse evidente il motivo per cui ti sei messo con un tizio simile e poi me l’hai portato in casa.
- Chakuza, tu stai delirando. – cerca di zittirlo Fler, scrollando le spalle e guardando altrove, - Peraltro non vi somigliate affatto. – sbuffa, puntando il naso per aria.
- Sì, certo. – Chakuza soffia dal naso, indispettito, - Scommetto che mentre scopate inventi RPG in cui gli chiedi di fingersi un rapper.
- Dio— vaffanculo! – sbotta Fler, voltandosi a guardarlo di scatto, i pugni stretti e le braccia rigide lungo i fianchi, - Sai cosa, Chakuza? Indipendentemente da quanto possiate somigliarvi fisicamente, non l’ho scelto perché mi ricordava te, perché non lo fa. E sai perché non lo fa? Perché a differenza tua, lui non è uno stronzo, Chakuza, capito?! È un bravo ragazzo, una brava persona e soprattutto non è uno stronzo! Soddisfatto?
- Col cazzo. – ringhia Chakuza, fissandolo astioso. – Sai cosa? Sarebbe stato molto meglio se avessi mandato qui solo il tuo ragazzo. Tu potevi restartene a casa ed evitare di venire, sarebbe stato molto meglio, sarei riuscito a gestire molto meglio la presenza di un completo sconosciuto identico a me in casa mia e con in mano le mie chiavi, rispetto a come posso gestire la tua, brutto… brutta checca isterica con un palo infilato su per il culo!
- Ah, davvero?! – strilla Fler, spintonandolo a casaccio e costringendolo ad un passo indietro, - Davvero?! Allora preferiresti che me ne andassi via e vi lasciassi qui da soli, così magari puoi saltargli addosso e potrete litigare tirandovi i capelli a vicenda e tu potrai dare sfogo ai tuoi stupidi deliri da maschio alfa castrato e inutilmente geloso?! Oh! Ma che stupido sono! Non potrete tirarvi i capelli perché siete entrambi fottutamente calvi! Sì, Chakuza! Il mio nuovo ragazzo è calvo! Ma non ti passa neanche per l’anticamera del cervello che sia perché magari mi piacciono le teste rotonde e luccicanti, no, dev’essere per forza perché sono ancora inconsciamente innamorato di te!
- Adesso sei tu che stai proprio delirando, Fler. – taglia corto Chakuza, aggrottando le sopracciglia, - E levami le mani di dosso.
- Te le levo sì, le mani di dosso, sta’ tranquillo. – ringhia Fler, spintonandolo ancora una volta e poi frugandosi all’interno delle tasche dei jeans per tirarne fuori le chiavi dell’appartamento. Le lancia addosso a Chakuza con rabbia, e quelle gli sbattono contro il petto e poi scivolano sul pavimento prima che lui riesca ad afferrarle, atterrando con un tintinnio che stride alle orecchie di entrambi come se qualcuno avesse passato le unghie su una lavagna. – Klaus, ti aspetto di sotto. – borbotta quindi, abbassando lo sguardo e passando accanto a Chakuza senza degnarlo più nemmeno di un’occhiata, uscendo dall’appartamento e chiudendosi la porta alle spalle con un tonfo fragoroso. Klaus risponde con un sì allegro e chiocciante, palesemente sordo a qualunque cosa gli accada intorno e disinteressato ad ogni dettaglio che non sia una tenda.
Chakuza sospira, chinandosi a raccoglierle, e quando si risolleva in piedi per poco non gli tocca fare un paio di passi indietro quando nota che Klaus è finalmente sceso dalla scala portando con sé le tende, ed ora è lì a pochi centimetri da lui e le regge fra le braccia, avvolte così approssimativamente che quelle sfuggono strisciando fino a terra.
Ritrovarselo così vicino è raggelante. La somiglianza fa spavento.
- Ehm… - abbozza, - Ti serve qualcosa?
- In verità sì, - annuisce Klaus, posando le tende sul divano accanto a lui e tornando quindi a guardarlo, - puoi dirmi dov’è la camera da letto? Patrick mi ha detto che devo prendere le tende anche lì.
- Oh, ma vaffanculo, quelle le abbiamo comprate insieme! – protesta Chakuza, - Erano un regalo! – borbotta, guardando in basso. Metà delle cose presenti in quella casa sono state comprate nel corso dell’ultimo anno e mezzo, ovvero del periodo in cui ha condiviso l’appartamento con Fler. Le tende in camera da letto sono state la prima cosa che abbiano comprato insieme per celebrare il trasferimento, visto che fino a prima dell’arrivo di Fler la camera da letto di Chakuza era priva di qualsivoglia tendaggio, cosa che non aveva mancato di turbare Fler in maniere addirittura eccessive. Non riusciva proprio a capire come si potesse vivere in una casa priva di tende, o che per la maggior parte del tempo somigliava ad un magazzino polveroso più che ad un appartamento. Se Chakuza guarda la propria casa adesso, non può che notare quanto sia cambiata, e sa che tutti i cambiamenti, perfino quelli che ha deciso lui, in qualche modo sono stati comunque opera di Fler, perché non ci sarebbero mai stati se lui non fosse rimasto abbastanza a lungo da renderli necessari.
- Senti, non voglio rovinarti la giornata, - sospira Klaus, grattandosi nervosamente la nuca, il sorriso che si incrina appena, mentre Chakuza pensa che, che lui volesse o meno, ormai la giornata è rovinata comunque, - non volevo neanche venire, ma sono giorni che Patrick insiste per venire a prendere le sue cose e queste benedette tende, perciò ho pensato che il problema non fossero le cose e le tende in sé, potrebbe anche ricomprarsele, quelle, il problema era che aveva bisogno di tornare qui a prendersi la sua roba, e mi voleva con sé. Non so se mi sto spiegando.
Chakuza gli solleva lo sguardo addosso, studiandolo con attenzione.
- …credo di sì. – ammette in un mezzo sospiro, - Ma mi sembra una stronzata comunque.
Klaus ridacchia a bassa voce, stringendosi nelle spalle.
- La maggior parte delle cose che fai quando finisce una storia importante lo sono, no? – domanda retorico.
Chakuza sbuffa, stringendosi nelle spalle.
- Sarà. – concede, indicandogli il corridoio che si intravede dalla porta sulla sinistra, - La camera da letto è la porta in fondo al corridoio. Prendi tutto quello che devi prendere, io non ne voglio sapere più niente.
Klaus annuisce e lo ringrazia, incamminandosi nella direzione indicata, non prima di aver recuperato la scala, averla richiusa, essersela caricata in spalla ed avere pertanto rischiato di morire schiacciato dal suo peso.
Chakuza lo osserva inarcando un sopracciglio, e poi scuote il capo, sospira e si dirige verso la porta d’ingresso. Non si aspetta di trovare Fler ancora sul pianerottolo, ma è esattamente lì che lo trova, seduto sulle scale, che si rigira fra le mani un altro mazzetto di chiavi.
- Non avevo pensato che avevo ancora il doppione. – dice a mezza voce. Chakuza si inumidisce le labbra e si muove con circospezione, avvicinandoglisi e poi sedendosi al suo fianco, uno scalino più in alto, in modo da essere quantomeno alla sua stessa altezza. – Tieni. – dice, porgendogliele. Chakuza le accetta con un cenno e se le infila in tasca.
- Il tuo ragazzo, là dentro, mi sta derubando di tutte le mie tende. – gli fa notare scorbutico. Fler sorride appena.
- Tanto non le usavi, prima che io mi trasferissi qui. – scrolla le spalle.
Chakuza sa che non dovrebbe porgli la domanda che gli sta frullando in testa adesso, ma d’altronde non è mai stato granché bravo a trattenersi dal porre domande scomode, o dal dire cose fuori luogo, e onestamente non vede motivo per cui dovrebbe cominciare a farlo adesso, per cui si lascia libero di tentare.
- Perché così in fretta? – chiede a bassa voce, - Perché te ne sei trovato subito un altro?
Fler si volta a guardarlo, gli occhi spalancati. Chakuza ci si rivede dentro, e fa un po’ male pensare che, probabilmente, dopo questa conversazione non ci riuscirà mai più.
- Mi stai davvero ponendo questa domanda? – ritorce, - Potrei chiederti perché tu sia andato in giro a dar via l’uccello come fosse in saldo, e tu cosa mi risponderesti?
- Intanto ti risponderei che è stata una volta sola, Fler. – sospira Chakuza, passandosi una mano sul volto, - È stata una volta sola. È stato un errore.
- Una sola è quella con cui ti ho visto, Chakuza. – risponde Fler, scuotendo il capo, - Ma chi mi assicura che sia vero? Dovrei credere che c’è stata solo lei, come avevo creduto che invece non ce ne fosse nessuna? Ma poi, che differenza fa che sia stata una invece di duecento? Il fatto non cambia.
- Ho chiesto scusa. – insiste Chakuza, - Ti ho chiesto di perdonarmi, e tu—
- E io non l’ho potuto fare. – lo interrompe lui, guardando altrove. Scrolla le spalle come se non fosse niente di importante, ma Chakuza sa che non è così. Lo sanno entrambi. – Probabilmente questo mi rende un uomo peggiore, ma non riesco a perdonarti, Chakuza. Non riesco a pensare di poterti concedere un’altra occasione. Non voglio. – sospira, - Mi chiedi perché me ne sono trovato un altro così in fretta? Perché ne avevo bisogno, Chaku. Perché stavo male, mi sentivo solo e il fatto che tu mi avessi tradito non faceva che farmi pensare che non ero stato abbastanza, per te, che dovesse esserci qualcosa di sbagliato in me, perché non ero stato sufficiente. Quindi d’accordo, forse sto con Klaus perché mi ricorda una versione meno stronza di te, forse non lo amo e forse non dividerò con lui il resto della mia vita, ma ne ho bisogno. Lui lo sa. Non lo sto prendendo in giro. È molto più di quanto non facciano altri. Perciò non mi sentirò in colpa per questo, Chakuza, anche se ti ferisce. Forse… - aggiunge con un mezzo sorriso, - Forse è vero, volevo che lo vedessi, volevo che lo sapessi. Non me ne vergogno più di tanto.
- Quindi ammetti che ho ragione. – borbotta Chakuza, e Fler rotea gli occhi, concedendosi una risata dolceamara, - Sei venuto qui a sfoggiarlo. Non ho parole. In casa mia.
- Già. – annuisce Fler, lanciandogli un’occhiata vagamente divertita. Il suo sorriso, adesso, è diverso. Più maturo, quasi. Chakuza si chiede se anche lui possa vedere una differenza simile sul suo volto, in questo momento. Spera di sì, perché così almeno tutto questo avrà avuto un senso, e quando ci ripenseranno, fra cinque, dieci o vent’anni, a nessuno di loro sembrerà di aver buttato via del tempo inutilmente. – Puoi tenerle, le tende. – dice quindi.
- Oh, andiamo. – grugnisce Chakuza, - Il tuo uomo ci si è quasi impiccato, questo sempre ammesso che le tende in camera da letto non abbiano finito il lavoro cominciato da quelle in salotto. Portale con te.
- Davvero? – domanda Fler.
- Ma sì, ne comprerò di nuove. – scrolla le spalle lui.
- O forse non ne comprerai affatto. – domanda l’altro, colpendogli lievemente una spalla con la propria, prima di alzarsi in piedi. – Allora io vado giù. Davvero, questa volta. Klaus avrà quasi finito, tanto vale che cominci a mettere in moto.
Chakuza si morde un labbro ed allunga una mano a stringergli un polso. Fler lo lascia fare.
- Io ti amo ancora. – dice in un sussurro. Il sorriso di Fler si allarga appena, ed è incredibile come questo non faccia altro che rendere la sua espressione ancora più triste.
- Io non ho mai smesso. – risponde.
Quando prova ad allontanarsi, un secondo più tardi, Chakuza lo lascia andare senza trattenerlo.