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zia Lizzò ~ la leonessa sul comò [userpic]
[Fanfiction] La Mantide
by zia Lizzò ~ la leonessa sul comò (lisachanoando)
at November 5th, 2011 (05:15 pm)
current song: Robyn - Handle Me (Chewy Chocolate Cookies Psycho Freakin Dub Mix) | Powered by Last.fm

Titolo: La Mantide
Autrice: lisachanoando (lizonair)
Beta: melting_lullaby
Capitolo: 1/1
Wordcount: 1359
Personaggi/Pairing: Fler/Chakuza.
Generi: Comico.
Rating: R.
Avvertimenti: Slash, Lime, Crack.
Riassunto: "Tu non puoi deliberatamente fingere di essere una persona normale quando poi sei pazzo, specie se sei pazzo come Chakuza, che è pazzo di una pazzia che può essere pericolosa per lui stesso e per chi gli sta intorno, anche."
Note: Scritta nel corso della Notte Bianca #4, nell'ambito dell'iniziativa speciale Trick or Treat?, su prompt una mantide religiosa & nella vecchia cameretta, ed è l'idiozia. I mean, really.

LA MANTIDE

Chakuza è austriaco. Questo non sarebbe oggettivamente un problema – quanta gente nel mondo è austriaca? Tutta quella che viene dall’Austria. È un sacco di gente – se non fosse che Chakuza è anche pazzo. Completamente pazzo.
Io non lo sapevo, che lui era pazzo, quando sono entrato in casa di Bushido per la prima volta dopo anni di litigate da bambini di dodici anni, e ad attendermi c’era un comitato di benvenuto che neanche fossi tornato dalla guerra dopo essere stato dato per disperso. Non lo sapevo, lui sembrava normale, abbiamo parlato del più e del meno, voglio dire, è stata pubblicità ingannevole. Tu non puoi deliberatamente fingere di essere una persona normale quando poi sei pazzo, specie se sei pazzo come Chakuza, che è pazzo di una pazzia che può essere pericolosa per lui stesso e per chi gli sta intorno, anche.
E invece niente, lui ha finto e io ci sono cascato con tutte le scarpe, come il cretino che sono. Finisce sempre così, peraltro, fra me e tutti gli uomini della mia vita. Cosa pensate che abbia dovuto fare Bushido per riprendermi a sé e mettermi a sedere alla sua destra? Niente, appunto. Gli è bastato sorridere tranquillo e sereno e dirmi “ricominciamo insieme, Pat”, e io il minuto dopo avevo detto ciao a Sido e già mi muovevo verso la macchina con le valigie in mano.
Chakuza pure, non ha dovuto fare niente di che. Ha insistito per riaccompagnarmi a casa (mostrando peraltro segni di insanità che avrei dovuto cogliere, e invece niente: se sono venuto con la mia macchina, che senso ha accompagnarmi a casa, peraltro sempre con la mia? È palese che poi dovrai fermarti per la notte! È ovvio, non è che… aspetta. Ma l’ha fatto apposta! Sono scioccato) e poi mi ha chiesto “senti, non è che posso salire un secondo? Ho sete”, e dieci minuti dopo eccoci lì che limoniamo felici contro lo sportello del frigorifero, peraltro col bicchiere d’acqua ancora in mano.
Cosa c’entra questo con l’Austria? Naturalmente niente. Questo era per spiegare la pazzia di Chakuza. Poi il fatto che sia austriaco è l’aggravante. Seguitemi: se sei pazzo e ti viene in mente di portare il tuo ragazzo a casa tua perché vuoi scopare nel lettino posto nella vecchia cameretta che usavi da bambino, nella casa dei tuoi avi, va anche bene, se sei tedesco e vivi in Germania e hai sempre vissuto in Germania. O anche se sei austriaco, penso adesso, e vivi in Austria e hai sempre vissuto in Austria. Ma Chakuza no. Chakuza è austriaco, ma ora vive in Germania. E vive in Germania da anni, oltretutto. Ma è pazzo. Per cui, gli è venuta voglia di scopare me, il suo ragazzo, appunto, nel lettino posto nella vecchia cameretta che usava da bambino nella casa dei suoi avi, e ciò ha comportato un viaggio in macchina di ore, il doversi inerpicare fra le montagne di Heidi, calciando via le moleste caprette di Heidi lungo il sentiero, peraltro, fino a giungere sulla cima di un monte non innevato ma comunque fottutamente gelido, di fronte a una catapecchia palesemente abbandonata da trent’anni, che Chakuza si è premurato di presentarmi come “casa sua”.
“Casa tua anche il cazzo,” ho detto io, ma lui ha riso, ignorando la mia protesta e trascinandomi all’interno della casupola pericolante. “Chakuza,” ho proseguito io, “questa casa è abbandonata,” ho detto, sperando che l’ovvietà fosse talmente palese da mandargli in corto circuito il cervello e costringerlo a riavviarsi, e tornare magari una persona normale.
“Certo che è abbandonata,” mi ha liquidato lui. E non ha aggiunto nient’altro, capite? Cioè, per lui guardarmi negli occhi e dirmi “ma certo che è abbandonata, Fler, ma cosa diamine ti aspettavi, buon Dio?” è sufficiente, non so se rendo. Il livello di follia al quale siamo giunti.
Insomma, mi ha trascinato dentro e mi ha condotto per un breve tour all’interno delle quattro stanze in croce che compongono l’abitazione, tutte messe una peggio dell’altra, e poi mi ha portato in camera sua, che manco a dirlo era la peggiore del gruppo.
“Vedo che il tempo non ha avuto pietà,” ho commentato io. E lui, pacifico, “Ma no, non è cambiata granché.” Cioè.
Insomma, com’è, come non è, ci ritroviamo tutti stretti nel suo lettino d’infanzia, che già è una cosa difficile, perché lui è l’ottavo nano e suppongo che da piccolo fosse veramente una roba ridicola, per cui questo letto è di dimensioni surreali, nel senso che già non ci entra lui, figuriamoci se posso mai entrarci io che una mia gamba praticamente da sola corrisponde all’altezza di Chakuza dal suo piede al suo collo. Eppure, nonostante tutte le difficoltà, mi faccio prendere bene, perché ve l’ho detto, sono piuttosto facile in quel senso, e quindi sono qui che mi faccio limonare con estremo piacere anche se il lettino scricchiola e trema pericolosamente sotto di noi, quando a un certo punto apro gli occhi e sulla pelata del Chaku, proprio lì dove la rotondità liscia e lucida e riflettente della sua testa diventa quella un po’ più grinzosa della fronte, c’è una fottuta mantide religiosa. Che mi guarda.
Afferro il Chaku e lo scaravento dall’altro lato della stanza.
“Fler!” strilla lui, sconcertato, cercando di riprendere conoscenza dopo il volo e il trauma cranico che sicuramente si sarebbe procurato se la sua testa, nuda da quando aveva suppongo vent’anni, non sia stata temprata dal tempo fino a diventare praticamente indistruttibile, “Ma che cazzo ti è preso?!”
“Un mostro!” strillo io, indicando la mantide che peraltro è ancora placidissima lì dov’era quando l’ho vista, perché lei del volo non ha risentito affatto, “Ecco cosa mi è preso! C’è un cazzo di mostro sulla tua testa!”
Chakuza sbatte le palpebre un paio di volte e poi si alza in piedi. Con passo flemmatico raggiunge lo specchio rotto che pende storto dalla parete di fronte al letto, e si guarda riflesso dieci volte in ogni singolo frammento. Poi, semplicemente, solleva una mano e recupera la mantide, togliendosela dalla testa ed osservandola attentamente mentre quella si sistema tranquillissima sul palmo della sua mano.
“Ma dai,” dice con tono perfino canzonatorio, “è solo una mantide. È innocua.”
“Le mantidi sono pericolose!” strillo io, anche se non so se le mantidi siano davvero pericolose. Forse sono velenose. Perché non dovrebbero esserlo, d’altronde? Hanno la faccia di insetti velenosi.
“Solo se sei una mantide maschio,” scrolla le spalle lui, avvicinandosi alla finestra priva di telaio e, ovviamente, anche di vetri, ma il cui foro è coperto da una graziosa tendina a stampa floreale, tutta sbrindellata. La scosta e lancia l’insetto di fuori, ma con delicatezza, sia mai essere crudele con qualche innocente ed indifeso esserino figlio di Madre Natura. Ma non sono forse innocente ed indifeso ed anche figlio di Madre Natura pure io? E allora perché io posso essere maltrattato? “Possiamo riprendere dove ci eravamo interrotti?” mi sento chiedere, e quando apro gli occhi vedo che il Chaku ha avuto il tempo di richiudere la tendina ed avvicinarmisi, mentre io mi lamentavo delle mie sfortune fra me e me.
Io sospiro – che altro posso fare? – ed annuisco. Poi lui mi distende sul lettino e comincia a togliermi i vestiti di dosso, e io diciamo che, anche se fossimo circondati da stercorari che danzano in tondo portandosi dietro palle di cacca di svariate dimensioni, non me ne accorgerei neanche se cominciassero a lanciarmele contro. Per cui figurarsi se posso accorgermi della fottuta mantide religiosa che a un certo punto mi ritrovo davanti agli occhi quando, dopo aver consumato, mentre mi concedo un paio di minuti di riposo sullo scomodo lettino di Chakuza, faccio tanto di sollevare lo sguardo.
Lancio uno strillo la cui eco si perde fra le montagne circostanti, e quando Chakuza si mette a ridere e recupera la mantide, probabilmente per accompagnarla verso la stessa uscita attraverso la quale è andata già via la sua amichetta di poco fa, io decido che in realtà una soluzione a tutti i miei problemi esiste, ero solo troppo cieco per vederla.
Quando Chakuza si avvicina alla finestra con la mantide in mano, e scosta le tende, io prendo in braccio lui. E fuori dalla finestra ci finiscono entrambi. Problema risolto.